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Il 17 gennaio 1991 muore Giacomo Manzù.

Giacomo Manzù, di cui nel 2008 ricorre anche il centenario della nascita (Bergamo, 22 dicembre 1908) è stato uno scultore tra i più importanti del secolo scorso.

Undicesimo figlio del calzolaio e sagrestano Angelo Manzoni e della moglie Maria Pesenti, impara presto a lavorare ed intagliare il legno. S’avvicina all’arte durante il servizio militare, svolto a Verona (1927/’28), dove studia le porte di San Zeno e i calchi dell’Accademia Cicognini.

Dopo un breve soggiorno a Parigi nel ’29, nel 1930 si stabilì a Milano dove contribuì, al fianco di Aligi Sassu e di Renato Birolli, a sviluppare i germi della ribellione antinovecentista che sfocerà, negli anni 1938-40, nel movimento di Corrente.

A Milano realizzò le sue prime opere in bronzo e si dedicò al disegno, all’incisione, all’illustrazione e alla pittura, più volte ripresa durante la carriera.

Medardo Rosso

Mentre la sua iniziale attività risentì del «primitivismo» allora molto diffuso (decorazione della Cappella dell’Università Cattolica di Milano, 1931), la scoperta di Medardo Rosso, verso la cui opera si volse sempre più decisamente, e un secondo viaggio a Parigi nel ’36, lo condussero a una svolta: spinto dalla lezione impressionista, abbandonò gli schemi arcaizzanti e andò acquistando per gradi l’originale sensibilità luministica, la morbidezza plastica e la delicata sensualità che diverranno qualità stabili del suo stile.

Considerato ormai fra le personalità più significative della scultura italiana, tra il 1938 e il ’39 Manzù inizia la serie dei “Cardinali”, ieratiche immagini in bronzo, dalla schematica struttura piramidale, avvolte nella massa semplice e potente della stola, assorte in meditazione.
Negli anni ’40, come reazione alla violenza della guerra, Giacomo Manzù riprende e riunisce sotto il titolo “Cristo nella nostra umanità”, le opere della Crocifissione e della Deposizione.

Nel 1941 ottenne la cattedra di scultura all’Accademia di Brera a Milano, da cui in seguito si dimise per dissensi sul programma di studio. Fra le opere di questo periodo: Ritratto di Francesca (1942, Città del Vaticano, Coll. d’Arte Mod.) e Grande ritratto di signora (1946, New York, Mus. of Mod. Art).

L’alta religiosità laica di Manzù trovò il suo culmine poetico nella Porta della Morte per San Pietro a Roma, a cui lavorò con alterne vicende dal ’52 al ’64:

 

i disegni preparatori, i numerosi bozzetti e la porta stessa costituiscono nell’insieme una ricca sintesi di tutti gli elementi ispiratori dell’opera di Manzù e uno dei maggiori complessi artistici dell’arte contemporanea

Fonte

LA BIOGRAFIA DI GIACOMO MANZU’

DA VEDERE:

VIDEO REALIZZATO IN OCCASIONE DELLA MOSTRA ANTOLOGICA DEDICATA AL MAESTRO NEL 2003

il catalogo con le opere inedite

il sito ufficiale

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Nato nel 1798 in Trentino, terra di confine linguistico e culturale, il giovane Andrea Maffei viene in contatto a Monaco con il romanticismo tedesco, nuova linfa vitale per la moderna letteratura europea.

Si trasferisce a Milano, capitale della cultura italiana, dove entra nelle grazie di Vincenzo Monti ed entra a fa parte di quella corrente letteraria che prende il nome di scuola classicista. La sua elegante traduzione, in endecasillabi, degli Idyllen del poeta svizzero Salomon Gessner, piace sia ai conservatori che si riconoscono nel periodico filogovernativo “Biblioteca Italiana”, sia a Pietro Borsieri e Giovanni Berchet  che ne “Il Conciliatore” seguono le nuove mode letterarie che vengono d’Oltralpe. 

Buon conoscitore delle lingue straniere, traduce in italiano parecchi capolavori delle letterature germanica e anglosassone, Maffei traduce il teatro drammatico di Friedrich Schiller, considerato il maggiore interprete degli ideali morali e civili del Risorgimento, quindi opere di Byron. Traduce l’Otello e La Tempesta di Shakespeare e molte opere di Goethe, tra cui Faust.

La tempesta

Maffei Non è un traduttore scrupoloso e interpreta in modo errato molti passaggi poiché mira ad adattare il pensiero originale dell’autore al pubblico di lettori italiani.

 Nel 1835, quando la fama di Andrea Maffei come raffinato traduttore è già consolidata, arriva a Milano il giovane Verdi in cerca di fortuna.

Da un anno i coniugi Andrea e Clara Maffei hanno aperto il celebre salotto, dove la mondanità si mescola ad una varietà di stimoli culturali di respiro internazionale, dalla letteratura alla musica, dalla pittura storica e romantica, che in Francesco Hayez trova il maggiore interprete, al melodramma.

Versatile, mediatore per istinto, Andrea Maffei sollecita la produzione artistica e suggerisce argomenti, orientando una affollata ribalta di giovani emergenti. L’intellettuale trentino così introduce Giuseppe Verdi nel mondo esclusivo che gravita intorno al suo salotto.

G.Verdi

Nel 1845, su versi di Andrea Maffei, Verdi compone tre cantate. Sono di Maffei anche i versi patriottici e allusivi di alcune arie del Macbeth.

Fonte: F. Samaritani

bibliografia:

di Marta Marri Tonelli:  Andrea Maffei e il giovane Verdi

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