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il 3 gennaio 1962, Papa Giovanni XXIII° scomunica Fidel Castro  in linea con un decreto del 1949 di Pio XII, che vietava ai cattolici di appoggiare la“dottrina del comunismo materialista e anticristiano”

Per Castro, che aveva precedentemente abbandonato la fede cattolica, fu un evento di scarse conseguenze. Lo scopo del provvedimento era quello di minare il supporto a Castro tra i cattolici cubani e non.

Nel novembre del 1996 Fidel Castro andò a Roma, in occasione dell’Incontro mondiale sull’alimentazione promosso dalla FAO. In quell’occasione andò in Vaticano, per incontrare il Papa Giovanni Paolo II.

Il 21 gennaio del 1998 Giovanni Paolo II contraccambiò la visita ed andò a Cuba. Pochi giorni prima del suo arrivo Castro, per un accordo preesistente, liberò 106 detenuti, che comparivano in una lista di 260 nomi consegnata a Castro dal segretario vaticano Angelo Sodano. Fidel Castro ricevette Giovanni Paolo II con tutti gli onori, e rinunciando per la prima volta alla sua famosa divisa militare, per indossare giacca e cravatta.

Durante la storica visita a Cuba Giovanni Paolo II° dichiara pubblicamente che con il regime di Castro si può dialogare in modo costruttivo e definisce l’enbargo imposto a Cuba  “una misura economica restrittiva imposta dall’estero, ingiusta ed eticamente inaccettabile”

Alla morte di Giovanni Paolo II° Fidel “piange l’amico di Cuba

CURIOSITA’:

Secondo il decreto del Santo Uffizio del 28 giugno 1949 è automaticamente scomunicato:

  • Chi è iscritto al partito comunista.
  • Chi ne fa propaganda in qualsiasi modo.
  • Chi vota per esso e per i suoi candidati.
  • Chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista.
  • Chi rimane nelle organizzazioni comuniste: Camera del Lavoro, Federterra, Fronte della Gioventù, CGiL, UDI, API, ecc.

Non risulta che la scomunica sia stata abolita.

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foto

il primo Novembre 1962 esce il primo numero di Diabolik, la copertina è realizzata da Brenno Fiumali

Lo sceneggiato radiofonico:

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Il 27 ottobre del 1962 alle ore 18.45 la torre di controllo di Linate comunica via radio con India Alfa Papa, nome in codice dell’aereo su cui si trova il presidente dell’ENI Enrico Mattei. Il pilota apre il carrello per preparasi all’atterraggio. Subito dopo, l’aereo precipita nella campagna di Bascapé, a pochi kilometri dallo scalo milanese. 

Enrico Mattei

Le indagini svolte dall’Aeronautica militare italiana e dalla procura di Pavia sull’ipotesi di attentato, si chiusero inizialmente con un’archiviazione “perché il fatto non sussiste”. In seguito, nel 1997, il ritrovamento di reperti che potevano ora essere analizzati con nuove tecnologie, fece riaprire le indagini giudiziarie. Queste stavolta si chiusero con l’ammissione che l’aereo «venne dolosamente abbattuto», senza però poterne scoprire né i mandanti, né gli esecutori. Nell’aereo si è certificato fu inserita una bomba stimata in 150 grammi di tritolo posti dietro al cruscotto dell’apparecchio che si sarebbe attivata nel momento dell’apertura del carrello in fase di atterraggio.

La tragica morte di Enrico Mattei nella ricostruzione di Giovanni Minoli ne “La Storia siamo noi“.

Il caso Mattei nella ricostruzione di Lucarelli in ““BLU NOTTE – MISTERI ITALIANI” 

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