il 20 febbraio di 50 anni fa il Parlamento italiano approva la legge 75, che aveva come prima firmataria la senatrice Lina Merlin, con la quale veniva decisa l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e, contestualmente, veniva avviata la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui; veniva, conseguentemente, decisa la soppressione delle case di tolleranza.
Questo provvedimento fu il principale dell’attività politica della parlamentare socialista, che intese seguire l’esempio dell’attivista francese (ed ex-prostituta) Marthe Richard sotto la cui spinta già nel 1946 erano stati chiusi i postriboli di Francia.

La tenacia di Lina Merlin nel portare avanti, fin dal momento della sua elezione, la propria lotta al lenocinio (favoreggiamento) inteso come sfruttamento di prostitute (e, di fatto, quindi decretare l’abolizione della prostituzione legalizzata) portò all’approvazione di una legge di cui molto si sarebbe discusso.

Il suo primo atto parlamentare era stato quello di depositare un progetto di legge contro il sesso in compra-vendita e l’uso statale di riscuotere la tassa di esercizio, oltre ad una percentuale sugli incassi della vendita del corpo delle donne. Un incentivo alla sua azione legislativa venne dall’adesione dell’Italia all’ONU. In virtù di questo evento, il governo dovette sottoscrivere diverse convenzioni internazionali tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (del 1948) che, tra l’altro, faceva obbligo agli Stati firmatari di porre in atto “la repressione della tratta degli esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione”.
Occorreva quindi, mediante la ratifica di questi trattati, superare il regime delle case di tolleranza gestite dallo Stato. Tuttavia, l’allora ministro degli Interni Mario Scelba aveva smesso di rilasciare licenze di Polizia per l’apertura di nuove case già dal 1948.
La proposta di legge presentata dalla Merlin fu l’unica al riguardo.
Merlin ribadì nel dibattito parlamentare come l’articolo 3 della Costituzione italiana sancisse l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, e l’articolo 32 annoverasse la salute come fondamentale diritto dell’individuo; veniva citato inoltre il secondo comma dell’articolo 41 che stabilisce come un’attività economica non possa essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana.
Per questo motivo, le leggi che fino ad allora avevano regolamentato la prostituzione potevano e dovevano essere abolite, senza che ad esse venisse sostituito alcun controllo o permesso di esercitarla in luogo pubblico, cosa che sarebbe stata oltraggiosa per chiunque avesse voluto prostituirsi propria sponte.

Occorsero nove anni perché la sua proposta di legge percorresse l’intero iter legislativo. Nonostante avesse dalla propria parte una maggioranza di consensi, la legge incontrò ostacoli di diverso genere durante il dibattito nelle aule parlamentari, dovendo essere ripresentata allo scadere di ogni legislatura e ricominciare i dibattiti tanto in aula quanto in commissione.
La legge prescriveva anche la costituzione del primo corpo di Polizia femminile, che da allora in poi si sarebbe occupata della prevenzione e della repressione dei reati contro il buon costume e della lotta alla delinquenza minorile.
L’avvenimento, che segnò una svolta nel costume e nella civiltà dell’Italia moderna, venne visto da alcuni come l’inizio di una nuova era, da altri con timori verso conseguenze quali gravi epidemie di malattie veneree ed il dilagare delle prostitute nelle strade delle città.
La legge però, di fatto, restituì la libertà ad oltre duemila schiave del sesso, fino ad allora doppiamente oppresse, tanto dai loro lenoni (o protettori) e dallo Stato che sulla loro pelle lucrava introiti.
Pur essendo l’argomento per sua natura scabroso, e perciò improponibile sui pudibondi mezzi di informazione dell’Italia degli anni cinquanta, nel Parlamento e nella società si creò una spaccatura trasversale tra coloro che sostenevano l’opinione della Merlin, tra cui molti esponenti di area cattolica, e molti altri che invece opposero un atteggiamento di rifiuto totale e categorico, inclusi diversi suoi compagni di partito.

Lo scontro tra queste due opposte tendenze raggiunse comunque i banchi delle librerie quando Merlin, insieme alla giornalista Carla Voltolina, moglie del deputato socialista e futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini, pubblicò nel 1955 un libro intitolato “Lettere dalle case chiuse”, nel quale – attraverso la prosa ingenua e spesso sgrammaticata delle lettere indirizzate alla Merlin dalle stesse sfortunate vittime la realtà dei bordelli nazionali – il fenomeno emergeva in tutto il suo squallore.
Sul fronte opposto il giornalista Indro Montanelli si batté pervicacemente contro quella che ormai veniva già chiamata – e si sarebbe da allora chiamata – la Legge Merlin. Nel 1956 diede alle stampe un polemico pamphlet intitolato “Addio Wanda!”, nel quale scriveva tra l’altro:
Fonte Wikipedia
PASOLINI SULLA LEGGE MERLIN






Vorrei sapere, a distanza di tantissimi anni, cosa è cambiato da allora? Niente! Anzi, la prostituzione è aumentata a livelli vertiginosi. Inoltre, se prima le prostitute erano di “origine nostrana”, adesso abbiamo anche quelle straniere (quando si tratta di donne……..!). Quindi, pace all’anima sua, ma la Merlin può dire di aver fallito!!
Inoltre, se prima, almeno, il fenomeno era quantomeno ristretto ad ambienti chiusi, riservati a poche persone, obbligatoriamente in possesso di determinati requisiti, adesso ce le vediamo da tutte le parti, in qualsiasi ora del giorno,”alla portata di tutti”. Proprio un bel risultato!!
Certo, bisogna fare qualcosa in favore di quelle poverette che “lo fanno” sotto minaccia (di qualunque genere essa sia), sfruttate da organizzazioni criminali italiane e straniere, ma ritengo che, almeno per quelle che “lo scelgono liberamente”, tale “mestiere” (che è vecchio come la terra, e non ditemi che non è vero!!), deve essere data la possibilità di farlo tranquillamente, senza essere rotte le scatole da persone, politici ed altro, che “predicano bene e razzolano male”, falsi, ipocriti e bigotti (e, magari, stà a vedere che, di nascosto, sono proprio loro i primi ad andarci, a prostitute!).
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